foto in Home Page : © Jacques Henri Lartigue - Le ZYX 24 s’envole. Rouzat, 1910

Fotografare la realtà o le regole?

Fonte : Roberto Morosetti

Non avevo ancora 15 anni quando conobbi questa fotografia.

Un amico, un compagno del ginnasio, mi aveva prestato “Images à la sauvette”, sottraendolo di nascosto alla biblioteca del padre, e non glielo avevo più restituito.

Scoprii così questo fantastico universo, quello della fotografia, passando ore delle mie giornate su quelle meravigliose 126 fotografie di Henri Cartier-Bresson, sfogliando, e sfogliando ancora, e sfogliando mille volte quelle pagine che mi aprivano gli occhi al mondo: la Francia, Londra, l’America, il Messico, l’India, la Cina.

Malgrado l’avvertenza contenuta nella prima edizione del volume: “Le immagini di questo libro non hanno la pretesa di dare un’idea generale dell’aspetto di questo o quel paese”, quelle fotografie mi parlavano di mondi lontani, e mi parlavano attraverso un linguaggio diverso da quello che imparavo a scuola o da quello che vedevo la sera alla televisione; un linguaggio nuovo, che mi affascinava: mi parlavano attraverso il linguaggio della fotografia.

Fu in questo modo che scoprii la fotografia.
Non provavo alcun interesse per le riviste di settore che si affacciavano in edicola, non leggevo Fotografare come facevano tutti i ragazzi della mia età. Non compravo libri di tecnica o manuali.
Guardavo fotografie. Ero assetato di fotografie. Tutto ciò che i miei occhi desideravano era di vedere fotografie.

Frequentando biblioteche pubbliche scoprii via via altri autori. Elliott Erwitt e René Burri furono tra i primi. E poi i fotografi più difficili: Robert Frank, una rivelazione; William Klein, un colpo di fulmine; Robert Capa, Garry Winogrand, Ugo Mulas.
Ricordo che ebbi una passione molto forte per Mary Ellen Mark, forse al di là del suo stesso valore. E poi Diane Arbus, che inizialmente faticavo a comprendere, e tutti gli altri di cui ero avido.

E continuavo ad avere 15, 16 anni.

Imparai ad entrare direttamente nelle fotografie, non sapevo nemmeno cosa fossero “le regole” che nel frattempo mediocri riviste in edicola pretendevano di insegnare, nella mia totale indifferenza.
Stavo imparando a vedere la fotografia vera e propria, l’immagine fotografica, non l’ipotetica struttura, autentica o fittizia, che per alcuni la giustifica e la tiene insieme.

E nello stesso tempo imparavo a vedere la realtà, una realtà mediata da occhi di fotografo, anche se, per ragioni che magari un giorno racconterò, fotografo non lo sarei mai diventato.

Ecco, ciò che vorrei dire oggi è che di una cosa sono sicuro: nella fotografia bisogna entrarci così come ho fatto io, senza mediazioni, senza inutili “scuole”, senza che nessuno ti faccia notare se una fotografia ha imprecisioni formali... che poi, ma chi lo dice che siano imperfezioni formali quelle che i puristi, gli accademici, i formalisti giudicano in questo modo?...


[ continua a leggere ]

Henri Cartier-Bresson - Juvisy, Dimanche sur les bords de la Marne, Francia 1938

Post più popolari