foto in Home Page : © Jacques Henri Lartigue - Le ZYX 24 s’envole. Rouzat, 1910

La spietata fotocamera

Fotografando e leggendo di fotografia mi sono reso conto di aver cambiato il metodo con cui percepisco il mondo che mi circonda, ho letteralmente imparato ad osservare invece di limitarmi a vedere. Il così detto "occhio fotografico" non è altro che lo sguardo di chi analizzando costantemente ciò che ha intorno, alla ricerca dell'ipotetico prossimo scatto (anche quando la macchina fotografica è rimasta a casa), si predispone mentalmente e visivamente ad una attenzione amplificata.
Potrebbe sembrare una banalità ma il successo o l'insuccesso di un fotografo dipendono, in larga parte, proprio da questa capacità. Il motivo è semplice, il fotografo ha bisogno della realtà per poterne carpire un frammento, non può operare come un pittore e creare sulla base di un ricordo o della propria fantasia. Il fotografo è indissolubilmente ancorato alla realtà, anche quando cerca di piegarla al suo volere.
Non è un superpotere, è semplicemente un tipo di approccio, un esercizio che si rivela comunque, e sempre, non sufficientemente efficace. Me ne rendo conto quando analizzo le mie fotografie e, al loro interno, scopro dettagli che non avevo notato affatto in fase di scatto, dettagli che spesso risultano fondamentali nel sorreggere l'immagine di cui fanno parte. Avrei potuto vederli ma non li ho visti e questa è la dimostrazione che l'occhio umano è ampiamente fallibile.
Mentre sto scrivendo questo post, vedi le coincidenze, il grande Roberto Morosetti ha scritto quanto segue su facebook :

Fate questo esercizio.

Affacciatevi da una finestra e osservate per qualche minuto il panorama che si apre davanti a voi.
Non importa di che panorama si tratti: può essere un paesaggio urbano, una campagna, il mare, qualunque cosa. [...]
Ora tornate in casa e prendete una fotocamera [...] riaffacciatevi dalla stessa finestra e fotografate esattamente quello che poco fa stavate solo guardando.
[...] Se ora osservate la vostra fotografia vi accorgerete dell’esistenza di una miriade di particolari o dettagli che non avevate notato durante i minuti di osservazione diretta della realtà.
Avevate notato per esempio che l’intonaco del palazzo di fronte è leggermente scrostato all’altezza del quinto piano?... oppure che alle spalle di quel tiglio, in lontananza, sorge un muretto in pietra a secco? ... o che la spiaggia è disseminata di conchiglie?...

Certamente no.

E questo accade per un semplicissimo motivo: l’occhio umano è selettivo, Vede secondo la cultura, la sensibilità, l’esperienza di chi guarda. L’occhio umano vede alcuni elementi e altri non li prende nemmeno in considerazione.

[...] L’occhio della fotocamera invece è spietato: vede e registra in un centoventicinquesimo di secondo tutto ciò che ha davanti a sé, senza gerarchie o distinzioni. L’occhio della fotocamera (altrimenti chiamato obiettivo) registra tutto.

Questo per dire che quando guardiamo una certa fotografia noi vediamo molto di più, e vediamo cose certamente diverse e organizzate in modo diverso, rispetto a ciò che il fotografo aveva visto, e a come l’aveva visto, al momento dello scatto.
Che la fotografia va sempre oltre, e di molto, le intenzioni del fotografo.

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