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Le fotografie devono aspirare ad essere buone, non belle


Fonte : https://www.facebook.com/RobertoMorosetti

Molti ritengono che fare fotografie significhi “fare belle fotografie”.

Dove per “belle fotografie” si intendono generalmente fotografie patinate, dai colori perfetti, dai contrasti corretti, dalla giusta messa a fuoco, sufficientemente nitide, prive di micromosso… e aggiungiamoci magari quelle stupide regole come la regola dei terzi o quella dei punti di forza, e altre cose del genere.

Come ho detto mille volte, nessuna fotografia dev’essere fatta per essere semplicemente “bella”.

Le sole fotografie che pretendono ancora di essere giudicate belle e basta, oggi sono quelle del fotoamatorismo più ingenuo e tradizionale, ormai in via di estinzione. E di solito, proprio a causa del loro volerlo essere, non lo sono.
Le fotografie, tutte le fotografie, devono invece aspirare ad essere buone. Il concetto di buono fa riferimento a uno scopo da raggiugnere, a una funzione da assolvere. Una fotografia è buona se raggiunge il suo scopo, se soddisfa una funzione nelle condizioni date.

Le “belle fotografie” sono generalmente quelle che si trovano su piattaforme come Flickr, per intenderci, luoghi dai quali chiunque voglia comprendere la fotografia dovrebbe scappare alla velocità di un razzo.
Sono fotografie che dimostrano nel fotografo un unico talento: quello di aver letto fino in fondo il libretto di istruzioni della propria fotocamera.
Le “belle fotografie” (tramonti, marine, paesaggi… ) sono tutte uguali fra loro, e non solo: sono tutte uguali anche passando da un fotografo all’altro..
Sono la quintessenza della fotografia eseguita non da un fotografo ma da una macchina fotografica, dove il fotografo, come diceva Vilém Flusser, si riduce a semplice “funzionario” addetto alla realizzazione del programma inscritto nei meccanismi della fotocamera.

Ti metti di fronte a un “bel” paesaggio, punti la fotocamera e la fotocamera esegue il suo programma. E’ la fotocamera a realizzare la fotografia.

Io non voglio dire che fare una “bella fotografia” non possa essere piacevole, che non possa essere divertente mettere alla prova la propria capacità di far funzionare bene la propria fotocamera. Equivale a coloro che amano far funzionare bene la propria automobile o la propria macchina per il caffè.
Rimane però che una “bella fotografia” non dimostra nulla.
Una “bella fotografia” non è altro che un servizio offerto alla casa produttrice dell’apparecchiatura da parte di chi, oltretutto, ha pagato per ottenere quell’apparecchiatura.

Infatti va sempre tenuto presente (lo sottolineerei se potessi) che le case produttrici di apparecchiature fotografiche investono milioni di euro in promozione. Fanno pubblicità palese, fanno pubblicità occulta, infiltrano i gruppi fotografici, condizionano le scelte delle riviste di settore, che mai raggiungerebbero il pareggio di bilancio se dovessero basarsi soltanto sulle copie vendute.
Vale un po’ per tutta l’editoria, ma una rivista di settore, in particolare, non vende se stessa a te che la compri. Vende te agli inserzionisti pubblicitari.

E’ ovvio che le case produttrici spingano per diffondere una certa idea di fotografia, una fotografia che dia soddisfazioni epidermiche al fotoamatore, una fotografia “facile”, facilmente ripetibile da chiunque si metta al servizio della sua fotocamera, una fotografia che si ponga agli occhi del fotoamatore come un modello raggiungibile.

Sono le case produttrici a far di tutto per instillare nella mente del fotoamatore l’idea che l’unica fotografia che abbia senso è la “bella fotografia”.
Ma lo fanno per vendere, e per vendere apparecchiature sempre più sofisticate, sempre più costose e sempre più inutili. Col sottile “ricatto” psicologico: non sei soddisfatto di te? Non sei appagato dalle tue fotografie e vuoi migliorare? Compra una fotocamera più costosa, che ti offrirà x-mille possibilità in più.
E’ a questo messaggio ingannevole che occorre avere la forza di reagire. Negandolo con decisione.

Mai ad esempio vantarsi del fatto che una propria fotografia sia stata pubblicata da un house organ o da una qualunque pubblicazione della Nikon o della Canon.
Significa dichiarare al mondo di essere entrati in quell’ingranaggio di sudditanza che è utile solo a Nikon o a Canon. Ma un ingranaggio totalmente inutile alla “vera” fotografia, che è quella del “raccontare”, non quella del semplice “rappresentare”.

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