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Appunti fotografici #1 : perchè fotografo


Premessa : Non sono un fotografo professionista, non sono uno storico della fotografia, non mi ritengo affatto un esperto in materia e non sono un giornalista, sono "semplicemente" un fotoamatore che butta giù due righe.
Gli "appunti fotografici" , le due righe di cui sopra, saranno mie riflessioni che pubblicherò sul blog ogni volta che avrò la presunzione di poter scrivere qualcosa che abbia almeno un senso compiuto, senza la volontà di rincorrere una forma di scrittura che non mi è propria. Lo premetto non tanto per avvertire voi quanto per liberare me stesso.
Ok, si parte.

Perché fotografo?

Bella domanda...
La fotografia mi ha sempre affascinato a causa della sua apparente semplicità, i più davanti ad una fotografia si concentrano sul soggetto fotografato e giudicano la foto in funzione della sua bellezza. Nulla di grave in tutto questo, ci mancherebbe, però tale lettura è alquanto superficiale e, sebbene legittima, non è che una frazione di ciò che una fotografia può offrire.
Indipendentemente dal fine con cui è stata realizzata, dal genere a cui appartiene e dalle sue "qualità" essa è innanzitutto la testimonianza di uno sguardo (come diceva Gabriele Basilico) ed in seconda battuta è il frutto di una volontà, ovvero il desiderio del fotografo di mostrare ad altri ciò che ha visto.
Vorrei sottolineare le parole "ciò che (lui) ha visto" perché sono il fulcro di tutto il discorso.
Quando guardiamo una fotografia di un paesaggio, per fare un esempio a caso, non dobbiamo approcciarci alla visione di quella immagine come se fossimo fisicamente davanti a quel panorama perché mentiremmo a noi stessi in maniera piuttosto grossolana. In realtà quando guardiamo una fotografia stiamo guardando una immagine generata da uno strumento limitatissimo, la macchina fotografica, che ha catturato sommariamente ciò che la mente del fotografo aveva percepito dopo aver inevitabilmente filtrato ciò che gli occhi avevano colto. Tutto questo in un ben preciso istante del tempo, quello e soltanto quello, un istante irripetibile.
Come avrete capito la fotografia di un dato soggetto è probabilmente la cosa che più si allontana dal soggetto stesso, volerci cercare una qualche realtà o verità assoluta è un esercizio del tutto irragionevole.
Come diceva Garry Winogrand "Quando metti quattro bordi attorno a dei fatti, cambi quei fatti".
Questa valutazione dell'atto fotografico farà indispettire tutti coloro che, amanti del reportage, ritengono che quel genere fotografico sia in grado di rappresentare la realtà e probabilmente deluderà tutti coloro che vi leggeranno una smitizzazione dell'atto fotografico.
Vi sembrerà strano ma posso assicurarvi che amo la fotografia proprio per i suoi limiti e il motivo è semplice : non credo di essere il solo a ritenere concetti come "realtà" e verità" piuttosto astratti quindi mi chiedo perché crucciarsi se non riusciamo a farli nostri, ad evidenziali con una fotografia. Non bisogna considerare i limiti del metodo come confini insuperabili bensì come strumenti per esprimere la nostra realtà, la nostra piccola verità.
Tale consapevolezza cambia il nostro modo di agire, sia nelle vesti di creatori che in quelle di fruitori.
Per questo davanti ad una fotografia non dovremmo limitarci a giudicarla per il suo soggetto perché esso potrebbe sembrare il più insignificante del mondo ma essere in grado di restituirci la testimonianza di uno sguardo. Quando quel soggetto è stato fotografato? In che modo? Su cosa l'autore voleva che prestassimo maggior attenzione? Voleva che ci limitassimo a contemplare quel fazzoletto di esistente o quest'ultimo gli era utile per veicolare un messaggio, una emozione?
Una fotografia può possedere svariati livelli e sottolivelli di lettura, sicuramente più di quelli che l'autore stesso aveva in programma per lei, quindi sprofondarci dentro può essere un'attività molto gratificante ed ancor di più lo sarà compararla con altre dello stesso autore o di autori diversi con il medesimo soggetto.
La fotografia è una complessa forma di linguaggio, fermarsi al soggetto rappresentato, che certamente riveste un ruolo di grande importanza, sarebbe come se di una poesia ci limitassimo a leggere il titolo.

Quindi perché fotografo?

Perché i limiti di questo mezzo, amplificati da questa epoca storica, mi sembrano i più adatti per comunicare in modo diverso, un metodo che nel suo essere ormai consolidato e classico, appare in qualche modo ribelle rispetto ad un mondo che va in una direzione totalmente opposta. La mia non è la nostalgia di un mondo che peraltro non ho vissuto, la mia è la volontà di descrivere il mio presente con un linguaggio che ha basi solide e non rincorre il consenso della novità che meraviglia.
Per adesso mi fermo qui, ho scritto anche troppo.

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